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Sempre più digitali: gli scenari post pandemia

 “La pandemia ha accelerato sensibilmente i processi di digitalizzazione nel Paese portando a sperimentare i benefici e le sfide della connettività, oggi più che mai anche nel contesto domestico. Attività e servizi digitali come smart working e videocall, che molti di noi hanno sperimentato per la prima volta durante il lockdown, continueranno a essere richiesti e utilizzati in futuro, anche se probabilmente in misura minore. È tuttavia importante soffermarsi su un altro aspetto che ha portato con sé questa digitalizzazione: la crescita dei servizi online ha amplificato certe paure e preoccupazioni, soprattutto quelle legate a possibili violazioni della privacy e all’impatto delle tecnologie sul proprio benessere psicofisico (il 50% degli italiani è più preoccupato di prima per le conseguenze dell’utilizzo di internet). Dunque, a fronte di una domanda elevata sia in termini di qualità sia di varietà del panel di prodotti e servizi, anche l’offerta dovrà adeguarsi con standard altrettanto elevati e soluzioni sempre più personalizzate”.

( Irene Pipola, Partner EY, Responsabile consulting per il settore TMT)

 

Ormai sono mesi che lo ripetiamo: la pandemia di covid ha fatto mutare radicalmente molte abitudini e ne ha creato di nuove, soprattutto nel mondo dei servizi e del commercio. Sono aumentati il bisogno di connettività e l’adozione di servizi digitali, ma, al contempo, crescono anche le paure legate a un uso eccessivo delle tecnologia. 

Che la pandemia abbia avuto questi effetti non è una sorpresa, era abbastanza intuitivo, ma solo recentemente abbiamo potuto studiare questi dati.

 

Come viene quantificato dal rapporto Digital Home Study di EY, ormai, per più della metà degli italiani, avere una connessione efficiente e sicura è indispensabile. Per quanto l’esigenza sia nata durante i mesi di lockdown, tra dad e smart working, sembra che il bisogno di connettività sia destinato a restare oltre l’emergenza, anche perchè la pandemia ha portato a sperimentare e scoprire nuovi servizi digitali. Le nuove soluzioni web sono state adottate praticamente su scala globale, ma in Italia questo fenomeno sembra accentuato: secondo il report di EY, un italiano su tre ha utilizzato per la prima volta una videochiamata per lavoro, contro il 20% dei francesi e il 18% dei tedeschi. La didattica online è stata una novità per il 30% degli italiani (percentuale ben più robusta rispetto al 12% della Francia e all’11% della Germania). Il 23% ha fatto ricorso per la prima volta ai servizi sanitari digitali (dieci punti percentuali in più rispetto a Parigi e Berlino). 

I dati possono essere interpretati in due direzioni: il distacco dagli altri Paesi certifica da una parte quanto gli italiani si siano avvicinati ai servizi online, e dall’altra lasciano ipotizzare una condizione di partenza più arretrata.

 

Come già accennato, la digitalizzazione, al netto dei suoi benefici, non è un processo indolore, infatti si sono amplificate ansie e timori legati all’utilizzo della tecnologia. La questione della privacy rappresenta la fonte di angoscia primaria tra gli utenti: rispetto al pre-pandemia, il 37% degli italiani afferma di essere più preoccupato sulla riservatezza dei propri dati. Il 66% sostiene di essere estremamente prudente nel condividere informazioni personali online. Il dato è superiore rispetto a quello della Germania (61%) ma inferiore rispetto a Francia (73%), Stati Uniti (72%) e Gran Bretagna (71%). Anche in questo caso, le percentuali vanno soppesate: la prudenza deriva da una percezione, che non sempre corrisponde a una condotta realmente virtuosa, specie se in assenza di alfabetizzazione digitale. Allo stesso modo, una maggiore preoccupazione sulla gestione dei propri dati non è, di per sé, una cattiva notizia: potrebbe essere generata da una maggiore consapevolezza. 

 

Sono sempre più gli utenti che si dicono preoccupati per il loro benessere digitale. Infatti, più della metà di questi cerca di ritagliarsi spazi e tempo lontano dalle tecnologie web, anche perchè in questa particolare fase storica c’è stato un aumento esponenziale di tutti i servizi, compresi quelli di streaming e intrattenimento in generale. Anche in ambito lavorativo c’è stato un aumento delle comunicazioni con i fornitori attraverso nuovi canali digitali e, sempre in questo ambito, abbiamo assistito a una piccola rivoluzione, con la nascita del negozio ibrido e la consapevolezza sempre maggiore dei lavori che si possono svolgere attraverso il web, come l’e-commerce. 

 

In questa ottica cambia anche il modo di noi professionisti di creare contenuti web. Il nostro lavoro muterà sia in base alle nuove esigenze dei nostri clienti, che decidono di investire sul web,  sia in base alle esigenze del consumatore finale, che sì, passa più tempo connesso, ma vorrà consultare contenuti leggeri e intuitivi. Il fattore tempo sarà determinante nel creare dei contenuti efficaci e desiderabili.

 

Unire l’esigenza di tempo del consumatore finale e le performance del contenuto sarà la nuova sfida che agenzie come yes-web dovranno affrontare. 

Creiamo emozioni: il neuromarketing nel web

Oggi vorremmo fare un piccolo esercizio con voi. 

 

Andiamo su google, cerchiamo un argomento e iniziamo a navigare. Dopo qualche minuto, e sito visitato, chiudiamo le pagine e poniamoci questa domanda: quale sito ci ricordiamo maggiormente?

Sicuramente una pagina, o un dettaglio di questa, ci è rimasto maggiormente impresso.

 

Questo avviene perché il nostro cervello tende a immagazzinare delle informazioni in maniera automatica, quando viene risvegliata la sua parte più primordiale. La disciplina che studia come sfruttare positivamente questi processi si chiama neuromarketing.

 

Il neuromarketing è una branca di riferimento della cosiddetta neuroeconomia e indica una recente disciplina volta all’individuazione di canali di comunicazione più diretti ai processi decisionali d’acquisto, mediante l’utilizzo di metodologie legate alle scoperte delle neuroscienze. È una disciplina che fonde il marketing tradizionale (economia) con neurologia (medicina) e psicologia (scienze comportamentali) e si prefigge di illustrare ciò che accade nel cervello delle persone in risposta ad alcuni stimoli relativi a prodotti, marche o pubblicità, con l’obiettivo di determinare le strategie che spingono all’acquisto. 

 

Il futuro del commercio e dei servizi non sarà più solo di prossimità, ma sarà ibrido. Le vetrine non saranno più solo quelle fuori del nostro negozio ma saranno anche virtuali. Il cambiamento è iniziato e dobbiamo essere in grado di accoglierlo e non farci travolgere. 

Centrale in questa fase diventa la creazione di contenuti da condividere sul web, di una vetrina digitale dove presentarci, proporre i nostri prodotti e promuovere la bontà della nostra attività. Per creare questa vetrina le possibilità sono molteplici, dall’utilizzo dei social alla creazione di un sito. Dobbiamo stare attenti però; infatti per le vetrine virtuali valgono le stesse regole delle vetrine dei nostri negozi, devono essere curate, attirare l’attenzione, essere innovative e devono riuscire a trasmettere il messaggio che vogliamo veicolare. 

 

Per riuscire a creare un contenuto web che attiri l’attenzione, usiamo diverse tecniche di neuromarketing. Queste, oltre a catturare l’attenzione di chi guarderà il nostro sito, renderanno più gradevole e fluida l’esperienza web. In fin dei conti il nostro scopo è proporci e farci conoscere nel migliore dei modi, e se riusciamo a migliorare l’esperienza di navigazione, sicuramente un potenziale cliente si ricorderà di noi. 

 

Ma come facciamo a creare contenuti che attirano l’attenzione? In risposta a questa domanda ci viene in soccorso ancora il neuromarketing, che ci indica quali sono le tecniche per creare contenuti web che possano attirare l’attenzione dei nostri clienti e convincerli a usufruire dei nostri servizi o venire nel nostro negozio. 

 

Percorso a F

Nel fruire dei contenuti online tendiamo a seguire, per quelli più testuali, un percorso a forma di F. Perciò siamo più propensi a leggere contenuti contenenti elenchi puntati o numerati, titoli e sottotitoli, testi evidenziati o paragrafi non troppo lunghi. Il contenuto non deve essere troppo uniforme, il testo deve essere ben giustificato in modo da ottenere dei contenuti ben suddivisi. Se vogliamo mostrare dei contenuti fuori dal percorso automatico, sarà necessario aumentare la dimensione del testo, sfruttare l’incapsulazione o tecniche di orientamento e direzione. 

 

Percorso a Z

Quando fruiamo di contenuti online prettamente visivi, il percorso inconscio che seguiamo non è più a F ma a Z. In questo caso è necessario collocare il massaggio che vogliamo veicolare nell’area centrale della pagina, e fare attenzione nelle informazioni che inseriamo in basso a destra, in quanto è l’ultimo segmento della pagina ad essere visualizzato e meno in grado di creare attenzione emotiva. Al contempo prestiamo attenzione alla parte in alto a sinistra, di solito quella del logo, in quanto è il segmento che genererà la prima risposta emotiva del cervello.

 

Egoismo implicito

Le persone, in generale, hanno un atteggiamento positivo verso se stesse e favoriscono quello che è loro correlato. Questo vuol dire che implicitamente siamo tutti un poco opportunisti e tendiamo a essere maggiormente interessati a qualunque cosa riteniamo possa migliorarci. Come nelle interazioni dal vivo, anche quelle virtuali devono essere costruite il più possibile su misura del nostro cliente, curando i momenti di interazione per quanto possibile, attraverso anche un contatto diretto e dedicando il giusto tempo. Il contenuto, che elencherà i benefici del servizio, deve essere in grado di stimolare il cervello primitivo, in modo diretto, anche attraverso l’uso di immagini.

 

Dobbiamo prestare molta attenzione quando usiamo queste tecniche, perchè non bisogna commettere l’errore di essere scorretti col nostro cliente finale. Il neuromarketing, se usato bene, può essere utile per veicolare i messaggi che vogliamo trasmettere al cliente in maniera emozionale. Quando decidiamo di adottare queste tecniche nella creazione di contenuti online, per evitare l’effetto boomerang, non possiamo improvvisare, ed è sempre meglio rivolgersi a delle agenzie, come yes-web, che con la sua professionalità e preparazione, riuscirà a creare la giusta soluzione per voi, e veicolare il messaggio in maniera corretta, evitando errori che possono essere deleteri. 

Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi vent’anni

Lectio Magistralis di Alec Ross

 

“Solo gli ottimisti cambiano il mondo. I prossimi 10 anni saranno migliori degli ultimi 10”

(Alec Ross) 

 

Alec Ross è un esperto americano di politiche tecnologiche, imprenditore e autore: ha ricoperto il ruolo di Senior Advisor for Innovation per Hilary Clinton durante il suo mandato di Segretario di Stato e quello di Coordinatore per il comitato Technology & Media Policy durante la campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008. Dopo aver lasciato il Dipartimento di Stato nel 2013 ha assunto il ruolo di Visiting Professor presso il King’s College di Londra e di Distinguished Senior Fellow alla Columbia University. Alec Ross ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti tra cui spiccano lo “U.S. Department of State Distinguished Honor Award”, il premio “Oxford University Internet & Society Award” e suo libro “The Industries of the Future” è stato nominato libro dell’anno al TriBeCa Film Festival ed è stato tradotto in ventiquattro lingue ed è stato inoltre menzionato tra i 100 “Global Thinkers” dalla rivista Foreign Policy.

 

A distanza di qualche anno e nel mentre di una pandemia mondiale Alec Ross ritorna sui contenuti de Il nostro futuro, per tratteggiare che cosa aspettarci nei prossimi anni. Alec Ross ha lavorato per anni alla frontiera del cambiamento, viaggiando in tutto il mondo, dal Kenya delle start-up alla Corea del Sud dei fantascientifici laboratori di ricerca, per cogliere gli sviluppi tecnologici in tempo reale. Vero e proprio “futurologo”, Ross ha scritto questo libro con uno scopo ben preciso: raccontare a tutti il futuro che ci aspetta, per aiutarci a trovare il nostro posto nel nuovo mondo: “Vent’anni fa avrei voluto leggere un libro capace di prevedere la rivoluzione di internet. Oggi ho provato a scriverlo io: dal codice informatico al codice genetico”. Passando dalle analisi economiche più dettagliate al racconto appassionante di storie concrete dai quattro angoli del pianeta, Ross affronta tutti i temi più caldi dell’innovazione – dalla ricerca genetica alla cybersicurezza alla rivoluzione dei Big Data – evidenziando le sue ricadute sulle decisioni che ognuno di noi dovrà prendere nei prossimi vent’anni: cosa studiare (e cosa far studiare ai nostri figli)? Che lavoro scegliere? Come investire i nostri risparmi?

 

Ospite alla Milano Digital Week 2021, nella sua lectio magistralis ci ha illustrato quali secondo lui sono le direttive del cambiamento e come il nostro Paese possa farle sue, affrontando le nuove sfide che il futuro ci riserverà. Ross ci parla di tendenze che sono state accelerate dalla comparsa del covid e dal cambiamento nella nostra quotidianità che la pandemia ha causato. Ne individua 4:

 

  1. Digitalizzazione: negli ultimi due anni il numero di dispositivi connessi alla rete è raddoppiato, passando da circa 17,5 miliardi del 2018 ai 35 miliardi del 2020. Questo è dovuto all’ingresso nel mondo digitale di settori che consideravamo ancora analogici, come l’agricoltura, la moda, le spedizioni. Quando usciremo dalla crisi pandemica, il nostro Paese, dovrà correre per digitalizzare i settori ancora obsoleti, in modo da velocizzare quei processi ancora lenti e macchinosi, come quelli della burocrazia, vero problema in Italia. La lenta digitalizzazione e la lentezza della burocrazia, portano a considerare l’Italia un partner non vantaggioso per tanti investitori stranieri che preferiscono destinare il loro denaro altrove.

  2. Legame tra Università e impresa: negli USA e nel Regno Unito molte imprese di successo nascono all’interno dei campus universitari. E questo è possibile anche in Italia, ma occorre abbattere le barriere tra l’università e il mondo dell’impresa, affinchè ci sia maggiore collaborazione tra questi due soggetti. In quasi tutto il mondo si sta investendo in maniera massiccia per il post pandemia, mentre in Italia questi investimenti sono più timidi. L’economia ha bisogno di fondi e di sicurezza per poter essere competitiva sin da subito e potersi rilanciare immediatamente appena la piaga del covid sarà scomparsa. L’Italia deve evitare le trappole politiche e non sbagliare a investire i miliardi del recovery cercando di salvare il sistema esistente, ma rinnovandolo e investendo su un sistema più efficiente, costruendo nuove infrastrutture economiche, costruendo un legame solido tra università e impresa, che possa portare a una crescita costante nei prossimi anni.

  3. Il fallimento:  purtroppo, dopo la base che si è creata a partire dal secondo dopoguerra, la paura del fallimento è un sentimento molto sentito dall’italiano. Se si fallisce è uno scandalo, un problema grave a livello sociale, il fallimento in Italia non è contemplato, viene punito troppo severamente, e questa paura fa da deterrente per la nascita di nuove imprese e sturtup di valore. Secondo Ross, l’economia italiana dovrebbe abbandonare questo tratto culturale e legale e non punire più così severamente il fallimento che, molte volte, può essere un importante esperienza per il futuro.

  4. Next generation: abbiamo imparato questa parola nell’ultimo anno, attraverso l’iniezione europea di soldi per creare un ambiente e una prospettiva per i più giovani, per investire su di loro. Purtroppo in Italia i ruoli importanti sono spesso, se non sempre, occupati da persone non più giovani. Noi ci mettiamo troppo tempo a valorizzare le persone e, nel nostro immaginario, un ruolo importante è legato più all’anagrafe che alle conoscenze e capacità. 

 

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”

(Il Gattopardo)

 

Il 2021 deve essere un anno di ripresa e crescita, un anno in cui il nostro Paese deve rinascere come nel dopoguerra. I ruoli sociali ed economici devono essere rivisti e rivalutati e, insieme ai giovani, bisogna essere consapevoli del prezioso aiuto che le donne sono per la società. I Paesi meglio gestiti durante la pandemia avevano a capo un premier donna, pensiamo alla Nuova Zelanda. Il problema è che ci sono talmente poche opportunità per le donne e per i più giovani, che chi si è distinto è visto come un’eroina o un piccolo genio, quando invece non è assolutamente così. 

 

Il nostro futuro è nelle nostre mani, siamo ad un punto di svolta nel quale possiamo decidere come plasmare gli anni che verranno, sia dal punto di vista economico che da quello sociale. La tecnologia e le nuove forme di comunicazione cresceranno sempre di più, e dobbiamo essere pronti ad affrontare queste nuove sfide, in maniera giovane e dinamica, come facciamo noi di yes-web

Me ne vado a Disneyworld!

“Me ne vado a Disneyworld!” è stato il primo commento dell’artista americano Mike Winkelmann, in arte Beeple, dopo che il battitore di Christie’s ha chiuso l’asta per la sua opera Everydays: the first 5000 days al prezzo monster di 69.346.250 dollari. Lo sappiamo, il mercato dell’arte, e soprattutto quello delle aste, è imprevedibile e, spesso, ci abitua a prezzi folli per l’arte. Ma, in questo caso non è andato all’asta un pezzo di arte classica, ma un NFT, un file digitale, un enorme jpeg formato, appunto, da 5000 fotografie scattate dal primo maggio 2007 al 7 gennaio 2021. L’artista è stato celebrato dalla stessa casa d’aste che, in un tweet, ha ricordato come Beeple sia il terzo artista vivente per prezzo di vendita di una singola creazione. 

 

Ma cosa ha venduto veramente Beeple? Dopo la vendita record dell’opera il mondo ha imparato una nuova parola, NFT, letteralmente Non Fungible Token, gettoni non intercambiabili, cioè a tutti gli effetti, un certificato di autenticità digitale, attraverso il quale si certifica come originale un contenuto che quindi può essere venduto come tale e che sarà sempre distinguibile dalle sue riproduzioni. 

Gli NFT sono già in uso da qualche anno e, come detto, sono un sistema di autentica attraverso il quale contenuti digitali originali o rari possono essere scambiati su un mercato digitale, utilizzando una valuta digitale. Quindi un sistema di autentica che si accompagna a un altro sistema di autentica, legato piuttosto alle transazioni, che è quello della blockchain e che consente al legittimo possessore di detenere e scambiare sul mercato dei beni autenticati e che monitora la correttezza di ogni transazione, qualunque sia il bene scambiato, come file audio, foto, tweet, post, opere d’arte, o qualsiasi altra tipologia di contenuto esistente o ancora da inventare.

 

Nel mondo del web questi file digitali si possono vendere su diverse piattaforme. Come dice l’artista DotPigeon, queste sembrano tutte uguali, ma non lo sono. Alcune si somigliano perché l’oggetto è quello, ma le meccaniche di vendita e di selezione degli artisti cambiano da piattaforma a piattaforma.

La prima grossa distinzione generale è tra piattaforme curatoriali e quelle open: nelle curatoriali c’è un team che decide se chi fa application può entrare a far parte del roster (cioè dell’insieme di artisti che devono essere promossi) di artisti o meno. Nelle open chiunque può mintare il proprio pezzo e venderlo, cioè farne il NFT. Rarible e Open Sea sono open. SuperRare e Nifty Gateway sono curatoriali. Le piattaforme curatoriali non hanno l’esclusiva sugli artisti, ma sull’opera, quindi la stessa non può essere venduta su piattaforme diverse. La seconda distinzione è sulle tipologie di vendita consentite sulla piattaforma: per esempio SuperRare funziona ad aste, cioè tu metti il tuo pezzo e questo va all’asta per un determinato periodo di tempo, alla fine del quale l’offerta più alta vince: tendenzialmente parliamo di un solo pezzo, non si droppa una collezione intera nella stessa piattaforma, ma si distribuiscono i prodotti in edizione limitata e in piccole quantità in pochi negozi selezionati, spesso con breve o nessun anticipo sui social network. Piattaforme come Nifty Gateway permettono di strutturare il drop in maniere più complesse: puoi decidere se fare delle open edition, delle aste, delle silent auction o delle limited edition. Un grande vantaggio per chi vende su questo mercato sono le vendite secondarie: infatti gli artisti che rilasciano le proprie opere in NFT, hanno diritto a una royalty sul prezzo, nel caso l’opera fosse rivenduta.

 

Negli ultimi anni, grazie alle innovazioni tecniche della rete internet, abbiamo assistito alla nascita di nuove figure che hanno fatto del web la propria occupazione digitale. Ormai siamo abituati a youtuber e influencer famosi, a contenuti digitali di qualità che, spesso, fanno il salto e diventano dei programmi televisivi (ultimo caso quello del canale youtube di barbascura x). Il mondo dell’arte è solo l’ultimo sbarcato sul web, con tutte le difficoltà del caso, ma che sembra possa prendere piede molto velocemente, anche grazie al valore reale che viene dato a queste opere. 

“Il successo di Beeple è una dimostrazione delle emozionanti possibilità davanti a questo marketplace nascente”, conferma Noah Davis, specialista di arte del Dopoguerra e Contemporanea da Christie’s: “Il risultato di oggi è un campanello per tutti gli artisti digitali. Il vostro lavoro ha un valore. Continuate così”.

Come abbiamo sempre detto noi di yes-web, il mondo digitale, quello del web, può regalare infinite soddisfazioni e opportunità. Il web è una grande vetrina attraverso cui chiunque può farsi conoscere al mondo, può pubblicizzare i propri prodotti, venderli, fargli acquistare valore. Ma non è un mondo in cui si può improvvisare. Le dinamiche sono complesse, e per ottenere risultati ci vogliono diverse conoscenze e caparbietà. Perciò è sempre bene rivolgersi a dei professionisti competenti e preparati, anche solo per un consiglio o un piccolo aiuto. Noi amiamo il nostro lavoro, ne conosciamo le opportunità e sapremo sempre indirizzarti al meglio in ogni avventura vorrai intraprendere.

La transizione digitale

Vittorio Colao è il nuovo ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale. 

Il manager, ex ceo di Vodafone e già nella task force dell’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stato dunque chiamato a guidare il dicastero che si occuperà di una delle maggiori sfide del Paese, perno insieme alla riconversione energetica del Next Generation Ue e che dovrà gestire una gran parte degli oltre 200 miliardi di fondi del Recovery Plan italiano.

Per la transizione digitale vengono stanziati oltre 46 miliardi di euro, che verranno utilizzati per la digitalizzazione, innovazione e messa in sicurezza della P.A., per la digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo e per il turismo e la cultura 4.0

Il compito di Colao è delicato e dovrà essere trasversale rispetto a molti ministeri, in quanto la digitalizzazione riguarderà tutti i settori del nostro Paese. 

 

Colao aveva già tracciato chiaramente il suo programma qualche mese fa nell’ambito della task force da lui capitanata, culminata nel documento “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022”. Il piano prevedeva una roadmap per spingere l’infrastrutturazione in fibra a livello nazionale e in particolare la banda ultralarga nelle aree grigie e in tutte le strutture pubbliche, in particolare scuole e ospedali, ed una spinta forte anche al 5G partendo dall’innalzamento dei limiti dell’elettrosmog. 

La digitalizzazione era stata a suo tempo classificata come il primo dei tre “assi di rafforzamento” per la trasformazione del Paese, seguito da Rivoluzione verde e Parità di genere e inclusione.  

 

Per raggiungere questi obiettivi si è creato il Comitato interministeriale per la transizione digitale. 

Un luogo strategico, che dovrà garantire velocità di esecuzione e trasversalità dei progetti. Questo sarà presieduto da Colao e sarà composto dal ministro  per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, dal ministro dell’Economia e delle finanze Daniele Franco, dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, dal ministro della Salute Roberto Speranza

 

Per quanto riguarda il ministero presieduto da Colao, sono attribuite le seguenti competenze in materia di transizione digitale: “Promuove, indirizza, coordina e verifica l’azione del Governo nelle materie dell’innovazione tecnologica, dell’attuazione dell’agenda digitale italiana ed europea, della strategia italiana per la banda ultra larga, della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e delle imprese, nonché della trasformazione, crescita e transizione digitale del Paese, in ambito pubblico e privato”.

 

Perciò il nuovo ministero si troverà da subito ad affrontare una grandissima sfida che si svilupperà su due direttrici principali: la prima è quella della costruzione di infrastrutture per la banda ultralarga, quali la fibra e le antenne 5g, la seconda è l’ammodernamento della pubblica amministrazione. 

 

Piano fibra e rete 5g

E’ un tema ricorrente, la digitalizzazione in Italia procede a rilento e, il piano della banda ultra larga, è in ritardo di qualche anno rispetto al rollino di marcia prestabilito. Questi ritardi derivano da vari fattori, come la difficoltà di costruire infrastrutture per la rete in fibra ottica o la resistenza e i dubbi di una parte dell’opinione pubblica sulle reti 5g, considerate, erroneamente, dannose per la salute. Questa reticenza, inevitabilmente, si ripercuote sui tempi di realizzo di queste importanti opere. 

 

La sfida è imponente ma non impossibile. Grazie anche ai fondi del recovery plan c’è una volontà molto forte di imprimere una decisa accelerata nella realizzazione di queste infrastrutture che diventeranno di importanza fondamentale in un futuro molto prossimo. Infatti sempre più settori graviteranno intorno all’innovazione tecnologica, la riforma della pubblica amministrazione sarà nella direzione della digitalizzazione e le opportunità che il 5g ci darà nella gestione dei processi automatizzati saranno fondamentali per la rinascita del paese. 

Noi, professionisti del web e utenti, dobbiamo farci trovare preparati a raccogliere e capire questa nuova sfida, supportarla e farla nostra. Il web sarà sempre più presente nelle nostre vite, dobbiamo renderlo un posto sano, sicuro, democratico e ricco di opportunità per il nostro futuro e quello delle generazioni successive.