Si possono limitare i contagi così da evitare una nuova emergenza da COVID?

Si, con l’aiuto della tecnologia. Nasce così IMMUNI, applicazione sviluppata gratuitamente per il governo italiano dai milanesi BENDING SPOON, scaricabile su qualunque smartphone dagli store APPLE e ANDROID.

Anche se richiesta a gran voce, IMMUNI, già dalla sua presentazione, è stata al centro di dubbi e polemiche, soprattutto per il discorso del trattamento dei dati sensibili e della garanzia alla privacy. In questo articolo faremo un’analisi tecnica dell’applicazione e spiegheremo il suo funzionamento.

Che cos’è IMMUNI? Come funziona?

Una prima risposta a queste domande la troviamo sul sito IMMUNI ITALIA dove viene descritta come un sistema

“In grado di avvertire gli utenti potenzialmente contagiati il prima possibile, anche quando sono asintomatici. Questi possono poi isolarsi per evitare di contagiare altri. Questo minimizza la diffusione del virus e, allo stesso tempo, velocizza il ritorno a una vita normale per la maggior parte della popolazione. Venendo informati tempestivamente, gli utenti possono anche contattare il proprio medico di medicina generale prima e ridurre così il rischio di complicanze.”

Il funzionamento dell’applicazione è semplice. Si basa sul contact tracing, cioè il processo che nell’ambito della sanità pubblica individua le persone che potrebbero essere venute in contatto con una persona infetta e la successiva raccolta di informazioni su questi contatti.  L’obiettivo del tracciamento è fermare la diffusione di una malattia facilitando le autorità a isolare i casi di infezione. A questo proposito è importante ricordare che questo tipo di analisi è un pilastro di qualunque sanità pubblica e ha dimostrato la sua efficacia nella lotta al vaiolo, eradicato proprio grazie al tracciamento degli infetti.

IMMUNI è stata pensata esattamente per svolgere questo compito e, inoltre, implementa anche un sistema chiamato “notifica di esposizione”. Come ci spiega hwupgrade.it

“quando due utenti si avvicinano sufficientemente l’uno all’altro per un certo periodo, i loro dispositivi registrano reciprocamente il cosiddetto identificatore per prossimità mobile nella memoria locale del device. Questi identificatori sono generati da chiavi di esposizione temporanee e cambiano più volte all’ora e sono generate casualmente. Quando un utente risulta positivo per SARS-CoV-2, ha la possibilità di caricare su un server le sue recenti chiavi di esposizione temporanee, anche se questa operazione può avvenire solo con la convalida di un operatore sanitario. L’app scarica periodicamente le chiavi di esposizione temporanee e le utilizza per ricavare gli identificativi di prossimità a rotazione degli utenti infetti. Quindi li confronta con quelli memorizzati nella memoria del dispositivo e avvisa l’utente se si è verificato un contatto rischioso.”

Cosa succede una volta che scarico l’applicazione?

Per funzionare bisogna avere il bluetooth dello smartphone sempre attivo. Infatti l’applicazione funziona col sistema Bluetooth Low Energy un sistema che riduce al minimo il consumo della batteria  e al contempo non raccoglie e non è in grado di ottenere alcun dato identificativo dell’utente o dello smartphone. IMMUNI riesce quindi a determinare se è avvenuto un contatto fra due utenti, ma non chi siano effettivamente i due utenti o dove si siano incontrati.

L’unica operazione richiesta è quella di indicare la regione di provenienza, visto che l’app non prevede in alcun modo il servizio di geolocalizzazione. Dopo questo piccolo passaggio l’applicazione funzionerà in background, cioè sarà sempre attiva.

Il problema più grande che hanno dovuto affrontare gli sviluppatori è, appunto, quello della tutela della privacy, tema ostico e difficile da trattare. Ci sono riusciti attraverso diversi accorgimenti e scelte importanti in ambito di programmazione. Vediamo quali sono:

  1. IMMUNI è scaricabile su base volontaria. Nessuno è costretto a scaricarla anche se positivo al COVID
  2. IMMUNI non raccoglie alcun dato che consente di risalire all’identità dell’utente
  3. IMMUNI non raccoglie alcun dato di geolocalizzazione
  4. Il codice BLE trasmesso dall’app è generato in maniera casuale e non riguarda alcuna informazione riguardo l’utente o lo smartphone
  5. I dati salvati sullo smartphone sono cifrati
  6. Le connessioni tra l’app e il server sono cifrate
  7. Tutti i dati saranno cancellati definitivamente quando non saranno più utili e comunque non oltre il 31 dicembre 2020
  8. Il soggetto che raccoglie i dati è il Ministero della Salute
  9. I dati sono salvati su server italiani gestiti da soggetti pubblici
  10. IMMUNI funziona senza connessione di rete

Tutti questi accorgimenti garantiscono il massimo rispetto della privacy e la tutela di qualunque utente.

A oggi IMMUNI, scaricata da circa 4 milioni di utenti, insieme agli strumenti già attivi a livello nazionale e territoriale, contribuisce in maniera importante alla lotta al COVID riuscendo a scovare potenziali contatti dove gli strumenti classici non riescono. Come dice il dottor Giorgio Menardo nella pagina facebook dell’onlus savonese ASSFAD:

“di solito ognuno di noi ricorda un numero limitato di persone incontrate. IMMUNI invece le potrebbe ricordare tutte. Nel caso di incroci casuali (autobus, supermercati, musei, etc.) potrebbe essere provvidenziale. Ricordo che tanto è più veloce la diagnosi, tanto più alte sono le probabilità di potersi curare efficacemente. I vantaggi di avere l’app IMMUNI sono, a mio parere, evidenti”.

IMMUNI è un esempio concreto di come le nuove tecnologie possano essere messe al servizio di un bene pubblico, come la salute. Non è e non sarà la soluzione al problema, ma darà un grande contributo alla lotta contro il COVID. Questa applicazione ha dimostrato che l’innovazione tecnologica, la ricerca e il corretto utilizzo dei nuovi sistemi informatici possono essere al servizio della società e aiutare a migliorarla.

Una tecnologia che non nuoce, seria e innovativa, al servizio di tutti, questi sono i valori che, chi come noi lavora nel web, vuole trasmettere.

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