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Il quadrato magico: il QR Code

Bianco e nero, bidimensionale e di forma quadrata, a volte con al centro un logo, il QR Code nasce oltre un quarto di secolo fa come strumento per il tracciamento delle componenti industriali. Più avanti, grazie soprattutto alle sue dimensioni contenute, comode anche da stampare, e alla tecnologia degli smartphone, che permette di scansionarlo con la fotocamera senza più la necessità di un applicazione apposita, il quadrato divenne un successo anche tra i brand. L’utente può così accedere a link specifici, per ricevere informazioni supplementari su un prodotto o un luogo, anteprime, buoni sconto, o usarlo per confermare la propria presenza a un concerto o un evento. 

Tecnicamente un codice QR (in lingua inglese QR code) è un codice a barre bidimensionale, ossia a matrice, composto da moduli neri disposti all’interno di uno schema bianco di forma quadrata, impiegato in genere per memorizzare informazioni destinate a essere lette tramite un apposito lettore ottico o smartphone.

 

In un solo crittogramma possono essere contenuti fino a 7089 caratteri numerici o 4296 alfanumerici. Genericamente il formato matriciale è di 29×29 quadratini e contiene 48 alfanumerici. Il nome “QR” è l’abbreviazione dell’inglese quick response (risposta rapida), in virtù del fatto che il codice fu sviluppato per permettere una rapida decodifica del suo contenuto.

 

Il codice QR fu sviluppato nel 1994 dalla compagnia giapponese Denso Wave, per tracciare i pezzi di automobili nelle fabbriche di Toyota. Vista la capacità del codice di contenere più dati di un codice a barre, fu in seguito utilizzato da diverse industrie per la gestione delle scorte. 

Nel 1999 Denso Wave ha distribuito i codici QR sotto licenza libera, favorendone così la diffusione prima in Giappone, e successivamente a livello globale. Nello stesso anno NTT docomo, la principale compagnia di telefonia mobile del paese, ha lanciato i-mode, sistema per l’utilizzo del web dal telefono cellulare. 

 

In questo contesto di sviluppo pervasivo del web mobile nella vita quotidiana dei giapponesi, i codici QR si rivelarono utili per rendere immediato l’accesso alle informazioni attraverso una semplice azione sullo smartphone, evitando così la difficoltà di inserimento manuale. Così, dalla seconda metà degli anni 2000, i codici divennero sempre più comuni nelle pubblicità e la loro diffusione, anche se lenta a livello mondiale, divenne sempre più capillare. 

 

“Nel settembre 2005, negli Stati Uniti, è nato il progetto Semapedia che permette di collegare, tramite codice QR, i luoghi fisici alle relative descrizioni su Wikipedia.”

 

I QR Code possono essere straordinari strumenti di marketing pubblicitario e fare da unione tra il mondo del web e quello fisico. Ma dobbiamo ricordarci di usarli con intelligenza e non commettere errori. Infatti i codici devono essere collocati in una posizione semplice per essere scannerizzati, è inutile mettere un QR in una posizione inaccessibile, come su un cartellone in pubblicitario o in un luogo difficile da raggiungere. Inoltre, per favorire un utilizzo per i più, bisogna collegarli a un messaggio interessante che susciti la curiosità, come un concorso a premi o un’offerta speciale.

 

Da strumento per organizzare i magazzini a veri e propri strumenti multimediali. Ormai, anche grazie all’uso in alcuni documenti, abbiamo preso confidenza con questa tecnologia. Inoltre, la possibilità di rendere il QR graficamente appetibile si è rivelata una scelta vincente in diverse campagne marketing. 

Avere il proprio QR Code è semplicissimo; basta collegarsi a uno dei tanti servizi online e generarlo. Più complesso è sapere a cosa collegarlo. Per questo, noi di yes-web siamo sempre pronti a cercare la soluzione migliore per voi, per i vostri contenuti e il vostro web marketing, anche sotto forma di un piccolo quadratino bianco e nero.

Cyber Attacchi sempre più di attualità

La tematica della sicurezza informatica è tornata alla ribalta in questi ultimi anni. 

 

Un attacco informatico o cyberattacco, nell’ambito della sicurezza informatica, indica una qualunque manovra impiegata da individui od organizzazioni che colpisca sistemi informatici, infrastrutture, reti di calcolatori e/o dispositivi elettronici tramite atti malevoli, finalizzati al furto, alterazione o distruzione di specifici obiettivi, violando sistemi suscettibili.

 

In quest’ultimo anno abbiamo avuto in Italia diversi esempi di questo tipo di attacchi, come quello al sistema della sanità di diverse regioni, quello alla Siae e, purtroppo, la minaccia Russa ai nostri sistemi in seguito alla guerra in Ucraina. 

 

Il fenomeno esiste di pari passo alla storia dell’informatica, ma è soprattutto alla fine del XX secolo, anche grazie alla diffusione delle connessioni a banda larga, che ha cominciato ad incrementarsi. 

Gli attacchi informatici sono azioni e manovre malevole, messe cioè in atto da persone oppure organizzazioni criminali con l’obiettivo di creare un danno, che vanno a colpire e violare i sistemi IT, ossia nfrastrutture, applicazioni, reti e/o dispositivi elettronici, app e servizi digitali online, ecc. e che, solitamente, hanno come obiettivo il furto dei dati o delle identità digitali, il blocco delle attività, il malfunzionamento di un servizio, il furto delle credenziali degli utenti, l’accesso alle informazioni e via dicendo.

 

Chi sono gli attori che fisicamente compiono questi attacchi? Queste azioni sono compiute da quelli che nel linguaggio comune identifichiamo col nome di hacker o cracker, e non sono la stessa cosa. 

 

Infatti un hacker è una persona interessata a lavorare in profondità su un sistema operativo. In generale, gli hacker sono programmatori, hanno una buona o avanzata conoscenza di sistemi operativi, linguaggi di programmazione e concetti di rete. Sono in grado di identificare il rischio del sistema. Un hacker cerca di acquisire ulteriori conoscenze per scoprire aree tecnologiche. Inoltre, solitamente, non danneggia i dati intenzionalmente.

 

Il cracker invece è una persona che viola l’integrità del sistema di macchine remote con intenti dannosi. Ottiene l’accesso non autorizzato alle risorse e ai dati di sistema, a volte distruggendo anche le informazioni vitali dell’organizzazione, negando il servizio agli utenti legittimi e causando problemi generalizzati alle strutture informatiche. Pertanto, ciò può causare problemi di software, hardware e rete. Inoltre possono rubare dettagli personali e riservati come informazioni bancarie, password e dettagli della licenza e influenzare il corretto funzionamento dei sistemi. 

 

“Sicuramente il movimento hacker più famoso è quello di Anonymus: nato nel 2003, si ispira alla pratica della pubblicazione anonima di immagini e commenti su internet e in generale sul web. A differenza di altri movimenti sociali, l’azione di Anonymous si caratterizza per la compresenza di attività di protesta effettuate online e in pubblico, quando i partecipanti alle proteste si mostrano con indosso la maschera di Guy Fawkes, resa famosa dalla serie a fumetti V per Vendetta. Il movimento è sempre attivo contro le discriminazioni, la negazione delle libertà fondamentali e contro la guerra, come nel caso del conflitto russo in Ucraina di questo periodo”.

 

Esistono diversi tipi di attacchi informatici e possono riguardare infrastrutture, istituzioni finanziarie, enti pubblici e addirittura apparati statali. Questi vengono messi in atto attraverso una serie di tecniche ed una grande varietà di modi di attuazione degli stessi verso individui o, su scala più ampia, verso istituzioni. Si dividono in due grandi categorie: gli attacchi sintattici e gli attacchi semantici: i primi sono diretti e consistono nella diffusione ed utilizzo di malware e di software malevolo in generale come virus, worm o trojan, i secondi invece sono indiretti e consistono nella modifica di informazioni corrette e nella diffusione di informazioni fasulle. La disseminazione di informazioni errate può essere utilizzata per coprire le proprie tracce o per instradare qualcuno nella direzione sbagliata facendogli credere che sia quella giusta.

 

Il mondo del web è vario e complicato. Potenzialmente chiunque è collegato in rete è vulnerabile in qualunque momento. Per questo motivo, è sempre bene chiedere a professionisti del web come difenderci da questi attacchi. 

Noi di Yes-Web abbiamo un’attenzione particolare nell’adottare tutte le precauzioni necessarie affinchè il vostro sito sia protetto e al sicuro. 

Le Tendenze Grafiche 2022

Prevedere un trend grafico per il 2022 non è così scontato. Viviamo ancora all’ombra della pandemia che, si spera, allenterà presto la presa e ci permetterà di tornare a una normalità lavorativa e di vita. 

Alcuni fenomeni che riguardano il graphic design li abbiamo già anticipati nel 2021 e, molto probabilmente, continueremo a ritrovarli anche quest’anno.

 

Nel 2022 si apriranno nuovi scenari che saranno lo specchio della realtà in rapida e dinamica evoluzione che si andrà a delineare. Analizzare il trend grafico è sempre un esercizio difficile; infatti, di solito, abbiamo a che fare con delle mode e, come tutte, queste sono passeggere e destinate a invecchiare velocemente. Se si vogliono utilizzare questi trend dobbiamo sempre tenere a mente questo aspetto, cioè che i tuoi lavori nel giro di pochi anni potrebbero diventare demodé. 

 

Analizzare questi trend, e usarli sapientemente, è utile per capire la cultura visiva con la quale ci rapportiamo, per avere sempre nuovi e interessanti argomenti da offrire e per cercare di anticipare le mode e le tendenze future, in modo che i nostri lavori risultino attuali anche negli anni a venire.  

 

La pandemia ha mutato profondamente il mondo in ogni suo aspetto e ha portato enormi cambiamenti a livello globale. Probabilmente, questi anni che verranno, saranno ricordati non solo per la fine della pandemia, ma anche per il grande fermento che la ripresa e, si spera, un nuovo boom economico porteranno. 

 

Consci di queste nuove prospettive cerchiamo di analizzare alcuni tra i temi grafici più rappresentativi e interessanti per questo 2022.

 

PANTONE DELL’ANNO 

Non potevamo iniziare la nostra analisi delle tendenze se non dal PANTONE dell’anno, che per il 2022 è il Very Pery. Pantone Color of the Year, ci dice Laurie Pressman, Vice Presidente di Pantone Color Institute, riflette quanto sta accadendo nella nostra cultura globale, esprimendo ciò che le persone stanno cercando in un colore che sperano sia la risposta. Creando un nuovo colore per la prima volta nella storia del nostro programma colore educativo Pantone Color of the Year, riflettiamo l’innovazione e la trasformazione globale in atto. Mentre la società continua a riconoscere il colore come forma fondamentale di comunicazione e modo di esprimere, di influenzare e creare idee ed emozioni, di coinvolgimento e connessione, la complessità di questa nuova tonalità blu infusa di rosso-viola evidenzia le sconfinate possibilità che si mostrano davanti a noi.

Abbracciando le qualità dei blu ma possedendo allo stesso tempo un sottotono viola-rosso, PANTONE 17-3938 Very Peri mostra un’attitudine vivace e gioiosa, una presenza dinamica che incoraggia la creatività che sa osare e un’espressività fantasiosa.

 

MASSIMALISMO 

Il flat design, il modernismo e la semplicità, ormai, sono appannaggio di chiunque e di qualunque brand. È semplicissimo recuperare delle risorse, anche gratuite, come pacchetti di icone o illustrazioni, per creare delle belle identità o dei buoni prodotti in stile flat, facili, puliti, funzionali.

Per questo le aziende e i brand che vogliono distinguersi, e hanno il budget per farlo, cercano di fare cose visivamente pazzesche, esagerate, impattanti o sopra le righe.

Si esagera come modo di emergere dalla massa. La vera sfida è rendere alla portata di tutti questo stile, anche se non si dispone di un grande budget.

 

ANTI DESIGN

In un panorama in cui le interfacce di qualsiasi ambito, dalla tecnologia alla moda, dai servizi bancari all’intrattenimento, cominciano ad assomigliarsi pericolosamente, si sente la necessità di un linguaggio in grado di comunicare a un pubblico diverso.

Il panorama storico in cui ci muoviamo è tutt’altro che perfetto, o tendente alla perfezione. Sembra quindi essere il momento giusto per l’affermarsi di un design in cui superfici spoglie, asimmetria, colori forti e una tipografia di forte impatto creano una rottura con gli standard estetici più affermati e liberano nuove energie.

 

RITORNO AI 90

Il tentativo, in questo momento di precarietà e frustrazione, è quello di strizzare l’occhio ai millennial, ricordando loro il confort dei pomeriggi della loro adolescenza trascorsi a guardare MTV.

Rivedremo quindi non soltanto i frame, ma anche le grafiche con schemi color block e tinte molto forti; oppure le icone e le illustrazioni formate da grandi pixel, gli hyperlink molto evidenti, le animazioni semplici. Se ci pensi questo tipo di effetti ha molto a che fare anche con la tendenza all’anti-design di cui ti ho appena parlato.

In questo revival degli anni ‘90 torna anche lo stile grunge, che puoi trovare nella musica come nella moda. Dal punto di vista della grafica nel 2022 quindi aspettati di vedere sempre più spesso elementi che richiamano questo stile, in particolare texture che danno agli elementi grafici o alle scritte un aspetto “rovinato”.

 

INCLUSIVITÁ

Anche i modelli sociali si stanno evolvendo: le categorie di persone che possono far ascoltare la propria voce ed essere rappresentate sono sempre di più.

Il graphic design sta cercando nuove strade per poter rispecchiare questa evoluzione e le richieste di rappresentazione del pubblico.

Bisogna stare molto attenti quando parliamo di inclusivitá: la strada è ancora lunga in questo senso ma, ad esempio, cambiare i colori ritenuti stereotipati per colori più inclusivi e neutri, può essere un primo passo.

 

TIPOGRAFIA ILLUSTRATIVA

Ci sono dei casi in cui la tipografia viene utilizzata come una vera e proprio illustrazione. Una tendenza che, estremizzata, dà vita a scritte in cui i caratteri non sono solo, e nemmeno per lo più, lettere, ma elementi visivi con cui si creano illustrazioni autonome rispetto alla parola che compongono.

Si tenderà  a esaltare le potenzialità di un font, e dare un senso di continuità e fluidità che esalta la scritta come figura unica.

 

TIPOGRAFIA DECOSTRUITA

Il grande ritorno della tipografia come protagonista del graphic design non poteva non portarsi dietro anche un uso espressivo dei caratteri. Infatti i serif che si inseriscono in questa tendenza non sono quelli che siamo abituati a immaginare come dei “classici”, molto belli e soprattutto leggibili.

In futuro, invece, vedremo sempre più spesso utilizzati dei serif molto ricchi e lavorati, o font con valore di illustrazione , e persino i caratteri stessi utilizzati come forme e testi che rompono le regole classiche della tipografia.

 

 

3D + 2D

Sia la grafica in due che quella in tre dimensioni, infatti, hanno una capacità di comunicare che non può essere rimpiazzata. In pratica, tutti e due i linguaggi hanno senso e uno non sostituisce l’altro.

Per questo abbiamo visto nel 2021, e di certo vedremo nell’anno prossimo, esempi in cui i due linguaggi si mescolano. In questo modo si salva la ricchezza sensoriale del 3D e la spontaneità del disegno in due dimensioni.

Queste sono delle tendenze che noi di yes-web riteniamo utili tenere in considerazione per quest’anno.

Vero, ogni lavoro che svolgiamo è pensato per durare nel tempo, ma le nostre proposte devono anche poter seguire le mode dell’anno: sta a noi trovare il modo migliore per sfruttarle. Fondere mode, tendenze e innovazione, con un pizzico di follia e creatività, sarà sempre più importante e indispensabile per poter affrontare le sfide di quest’anno.

L’economia digitale e le microimprese

Ormai è  finito anche questo 2021, un altro anno nel segno del covid che, grazie ai vaccini, ha allentato la presa sugli ospedali e sulle nostre libertà. È  vero, siamo ancora in una fase di larga diffusione del virus, dovuta anche alla nuova variante omicron, ma possiamo comunque iniziare a guardare con speranza a questo 2022 che sarà, speriamo, l’anno della ripresa e della rinascita da questo periodo buio.

 

In questi due anni la nostra società  è stata messa duramente alla prova ma, anche grazie alla nostra intelligenza e caparbietà,  abbiamo risposto bene e, come dice il saggio, abbiamo fatto di necessità virtù. Sicuramente questo periodo sarà ricordato nei libri di storia per diversi motivi, ma sarà ricordato anche come il periodo nel quale gli acquisti sul web hanno subito una forte crescita. Questo sia perché per vari mesi siamo stati in lockdown, sia perché i consumatori hanno imparato a destreggiarsi con maggior disinvoltura nel web.

 

Anche il nostro lavoro di agenzia per le soluzioni web ha subito un grande cambiamento; infatti, alla richiesta classica di soluzioni web, si è affiancata la necessità di creare strumenti su misura per tutti. Questa necessità ha portato la nostra agenzia a creare nuovi pacchetti e soluzioni per permettere a chiunque di entrare e sfruttare questo mondo che offre tante nuove possibilità.

 

Quando pensiamo a un’attività sul web subito ci vengono in mente i siti di e-commerce, dai quali, stando comodamente sul divano a casa, possiamo acquistare qualunque merce o servizio. Ma il web non è solo questo. Infatti, se sfruttato bene, può diventare la nostra vetrina virtuale per presentarci, e offrire i nostri servizi o merci, potenzialmente a tutto il mondo. 

 

Le nostre attività diventeranno sempre più ibride e, di fianco al negozio fisico, sarà necessario pensare a un negozio digitale, che sfrutti le opportunità del web a tutto tondo. 

Il nuovo consumatore cambia stile di vita più volte al giorno, a seconda dei luoghi e delle occasioni che la quotidianità gli offre. Grazie all’evoluzione digitale sono cambiati i contesti di riferimento, il comportamento del consumatore davanti al prodotto e la condotta delle imprese della filiera, sempre più presenti nei vari contesti, soprattutto quelli digitali. Inoltre, negli anni, è mutato anche l’uso dei luoghi da parte del consumatore: i punti di passaggio e aggregazione sono diventati dei punti vendita, a volte i luoghi di acquisto assumono un ruolo di intrattenimento e diventano anche luoghi di incontro e la casa è diventata il nostro nuovo luogo d’acquisto. 

 

Non dobbiamo sbagliare nel considerare il nostro business “non digitale”. Oggi tutti lavoriamo nel digitale, la nostra quotidianità è immersa nei software, nel web, nei social, nelle comunicazioni via mail o attraverso client di messaggistica. Anche le ricerche di mercato che ci presentano i nostri fornitori e agenti sono realizzate attraverso un’analisi digitale delle preferenze d’acquisto. In questo nuovo contesto cambiano le strategie, non più basate solo sull’advertising tradizionale, ma integrate col digitale. 

 

Lo scenario di base nel quale sta avvenendo questa piccola rivoluzione vede il nostro Paese ancora indietro rispetto ad altre realtà, anche se nel 2020 e 2021 abbiamo assistito a un aumento dell’uso del digitale. 

Gianluca Stamerra, regional director di godaddy per italia, spagna e francia, osserva: l’analisi condotta sulle micro imprese durante il periodo di emergenza sanitaria mostra che solo pochi casi virtuosi (10%) hanno attivato investimenti significativi durante il periodo di lockdown. allo stesso tempo, il fatto che il 63% delle piccole aziende riesca a generare meno di 500 visite mensili sul proprio sito web dimostra che esiste un enorme potenziale di miglioramento: ossia adottare strumenti per migliorare la visibilità dei loro siti vetrina, al fine di essere trovati su internet e supportare efficacemente il business. (PMI digital index 2020 godaddy)

Bisogna assolutamente invertire questa tendenza, le microimprese devono necessariamente diventare più digitali e imparare a usare almeno i servizi di base che il web offre, come le campagne marketing sui social, aumentare la visibilità online e creare la propria vetrina digitale, necessaria per raggiungere più clienti.

 

Questi servizi si traducono negli strumenti tipici del digitale, come i siti web, i social e le e-mail. Dobbiamo imparare a padroneggiare questi strumenti, creare la presenza online, attraverso un sito e una pagina sui social, curare la nostra presenza online utilizzando servizi come Google my Business, coltivare la relazione con i clienti utilizzando ad esempio un sistema di e-mail marketing, fidelizzando quelli già esistenti e cercando di acquisirne di nuovi. 

 

È vero, tutto questo sembra un cambiamento che andrà a modificare radicalmente il nostro concetto di impresa; in realtà si tratta solo di acquisire una nuova consapevolezza delle nuove tecnologie di informazione e sfruttarle a nostro vantaggio. Tutti noi ormai siamo connessi costantemente, usiamo con disinvoltura i social e le applicazioni sul nostro smartphone e sappiamo condurre una ricerca sui motori di ricerca. Ora, anche attraverso l’aiuto di un’agenzia come yes-web, è il momento di cambiare prospettiva e non vedere più il web come un luogo di svago ma come una vera e propria piattaforma nella quale possiamo costruire il futuro della nostra attività. 

NFT, è tutto oro ciò che luccica?

Se nel 2020 la parola dell’anno è stata lockdown, il 2021 celebra la parola NFT, almeno secondo il dizionario Collins. Come già detto in un nostro articolo precedente, gli NFT sono un sistema di autentica attraverso il quale contenuti digitali originali o rari possono essere scambiati su un mercato digitale, utilizzando una valuta digitale. 

 

Un NFT è un sistema che si accompagna a un altro sistema di autentica, legato piuttosto alle transazioni, che è quello della blockchain che consente al legittimo possessore di detenere e scambiare sul mercato dei beni autenticati monitorando la correttezza di ogni transazione, qualunque sia il bene scambiato, come file audio, foto, tweet, post, opere d’arte, o qualsiasi altra tipologia di contenuto esistente o ancora da inventare.

 

Collins definisce un NFT come un certificato digitale unico, registrato in una blockchain, che viene utilizzato per registrare la proprietà di un bene come un’opera d’arte o un oggetto da collezione. In altre parole, è una serie di dati che registra a chi appartiene un’opera digitale. Unico è la parte più importante della definizione: è da qui che viene la non fungibilità (quindi la non ripetibilità) del certificato che non è sostituibile con nient’altro. Quello che ha davvero catturato l’immaginazione del pubblico riguardo gli NFT è l’uso che è stato fatto di questa tecnologia: vendere arte. E non solo.

 

Ed è questa unicità che rende appetibile questo mercato, anche se ancora acerbo e denso di problematiche da risolvere. Dalla vendita dell’opera di Beeple o del primo tweet sembrava che le porte a questo nuovo sistema di commercio fossero definitivamente aperte, ma la realtà non sembra così rosea. Infatti ci sono tante domande alle quali ancora non sappiamo e non possiamo rispondere.

 

Le possibilità tecniche grazie alla blockchain possono aprire orizzonti innovativi e finora inesplorati, ma parallelamente mancano di un’attenta regolamentazione giuridica. Le attuali lacune potrebbero diventare una minaccia allo stesso mercato degli NFT, che, fra l’altro, si porta dietro anche tutte le criticità legate alle criptovalute. Diventa perciò indispensabile avere un comparto di regole chiare e universali sul piano giuridico, ma non solo.

 

Oltre agli aspetti meramente giurisdizionali, un altro problema che dobbiamo risolvere è quello di preservare il valore dell’originalità dell’opera. Infatti un Nft non è l’opera, bensì il certificato di proprietà. Se quindi, dal lato tecnico, è facile rappresentare digitalmente il possesso di un’opera tramite Nft, e poi vendere il possesso di quest’opera registrata, è più complicata la situazione che potrebbe crearsi qualora avvenga, per esempio, una doppia registrazione della stessa opera su piattaforme diverse o la certificazione di un’opera con una modifica minima (anche un pixel) rispetto all’originale non fatta da parte dell’autore. La blockchain può solo stabilire la proprietà e non andare ad analizzare il contenuto, che online può teoricamente propagarsi all’infinito. Naturalmente in questo caso dovremmo affidarci all’onestà dell’autore, ma si sa, il mondo del web è fatto anche di opportunismo.

 

L’avvocato Marco Tullio Giordano, partner di 42LawFirm, su questo proposito ci dice: “Gli aspetti legali devono essere definiti off-chain. La prima parte del lavoro è creare l’opera e distribuirla, in secondo luogo si crea il certificato di proprietà con gli Nft, il terzo tassello è dettagliare i rapporti giuridici sottesi a questi”. Anche perché, oltre la proprietà intellettuale e il copyright, le situazioni che presentano criticità legali non sono poche. “A partire dalla tutela dei consumatori, che non sanno se le piattaforme riconoscono il diritto di recesso e la privacy, fino alle problematiche di antiriciclaggio, ma anche di contraffazione, per non parlare della regolamentazione finanziaria, e della questione fiscale”. 

 

Non sappiamo ancora bene come si evolverà questo particolare mercato, ma sappiamo che non riguarderà solo il mondo dell’arte; infatti il vero mercato degli Nft del domani potrebbe essere la tokenizzazione di asset reali e non digitali, basti pensare al mercato immobiliare, dove ci sono già esempi di vendite come una sorta di multiproprietà, o al fermento nel campo della moda e della musica. Per questo motivo una normativa seria e universale diventa indispensabile sia per lo sviluppo sulle giuste direttrici di questo nuovo mercato, sia per tutelare il consumatore.