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Dot-com vs AI: una nuova grande bolla o qualcosa di profondamente diverso?

Nei mercati finanziari la parola bolla evoca immediatamente un’immagine di frenesia speculativa, valutazioni irrazionali e, infine, un crollo improvviso seguito da perdite dolorose. Il caso più noto di bolla tecnologica resta quello della bolla delle dot-com che alla fine degli anni Novanta vide le azioni di società legate a Internet crescere in modo incontrollato, per poi crollare violentemente all’inizio del nuovo millennio, lo abbiamo già analizzato. Oggi, con l’enorme ondata di investimenti nell’intelligenza artificiale, molti analisti e osservatori si chiedono se la storia sia destinata a ripetersi. In questo articolo esploriamo le somiglianze e le differenze tra i due fenomeni, cercando di spiegare come le dinamiche finanziarie attorno all’AI ricordino per certi versi la frenesia della fine degli anni Novanta, anche se con caratteristiche nuove e complesse. 

La bolla delle dot-com: un capitolo di storia economica

Facciamo un rapido riassunto. La bolla delle dot-com è stata una delle più grandi bolle speculative della storia moderna. Tra la metà degli anni Novanta e il 2000 gli investitori riversarono capitali enormi in aziende legate all’Internet, spesso senza modello di business sostenibile, con l’obiettivo di “prendere quota” nel nuovo mercato digitale che si stava rapidamente espandendo. Il valore di molte società cresciuto in modo esponenziale dipendeva più dalla narrativa e dall’ottimismo rispetto al potenziale futuro di Internet che da dati fondamentali come profitti o ricavi reali.  Il picco della bolla fu raggiunto con l’indice Nasdaq che toccò vette inimmaginabili per l’epoca, per poi precipitare rapidamente causando la perdita di circa 78 % del suo valore tra il 2000 e il 2002. Molte aziende fallirono, gli investitori subirono perdite significative e il mercato tornò a privilegiare valutazioni basate su metriche più solide. 

Il boom dell’AI: un fenomeno diverso o la stessa storia in chiave moderna?

Parallelamente, a partire dal lancio di modelli generativi di intelligenza artificiale alla fine del 2022, l’interesse per l’AI è esploso. Aziende come OpenAI, Google, Microsoft, o NVIDIA con i processori, hanno attirato ingenti capitali sia nei mercati pubblici sia nei mercati privati. Il valore di alcuni titoli legati all’AI è cresciuto in maniera vertiginosa, molto sopra il loro reale fatturato, portando a confronti con la bolla delle dot-com. Secondo diverse fonti recenti la speculazione attorno alle tecnologie AI potrebbe generare segnali analoghi a quelli di fine anni Novanta, come valutazioni elevate e un forte afflusso di capitali guidato più dall’entusiasmo che dai fondamentali economici. Come alla fine degli anni ‘90, i capitali sembrano correre più dietro alle narrative che dietro ai numeri reali di profitto. Questo mette in guardia sugli eccessi e sull’importanza di analizzare non solo le potenzialità tecnologiche ma anche i fondamentali di redditività a lungo termine.

Valutazioni di mercato: numeri che contano

Uno dei modi più chiari per confrontare le due epoche è guardare alle valutazioni di mercato e agli indicatori finanziari. Durante la bolla delle dot-com, il rapporto prezzo/utili (P/E) delle società tecnologiche arrivò a livelli estremamente elevati, con molte aziende non profittevoli e un valore di mercato basato quasi esclusivamente su aspettative future. I dati mostrano che molte delle aziende del Nasdaq avevano valuation cresciute oltre ogni misura pur senza ricavi consistenti. Nel caso dell’AI, alcune società come NVIDIA hanno raggiunto valorizzazioni impressionanti (anche oltre i 3 – 4 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato), ma molte di queste aziende sono già profittevoli e con flussi di cassa positivi. Secondo analisti di enti come Janus Henderson, l’attuale boom dell’AI è sostenuto da fondamentali economici più solidi, con aziende tecnologiche che generano utili, e non semplicemente da valutazioni speculative.

Tuttavia, ci sono segnali di possibile surriscaldamento finanziario, soprattutto nel settore privato dove startup basate sull’AI ottengono capitali enormi indipendentemente dai ricavi. Per esempio, alcuni rapporti hanno evidenziato che una vasta parte dei finanziamenti arriva da debito o da strutture di investimento complesse che potrebbero non reggere se i rendimenti tardano ad arrivare. 

Differenze strutturali tra la dot-com e l’era AI

Nonostante le similitudini, ci sono differenze significative che rendono il paragone con la bolla dot-com parziale e non esaustivo. Una delle principali differenze è che molte aziende AI oggi non sono solo “idee” o progetti, ma realtà consolidate con ricavi, clienti e prodotti già integrati in settori industriali esistenti. Questo conferisce un livello di solidità che il mercato delle dot-com spesso non aveva. Inoltre, la quota di mercato e l’adozione dell’AI in grandi imprese e settori tradizionali evidenziano un utilizzo più ampio e reale rispetto alle tante startup internet degli anni ’90 che scommettevano esclusivamente sulla crescita del traffico web senza un piano di monetizzazione concreto. 

I confronti tra le due epoche sono approfonditi anche dal punto di vista quantitativo. Studi recenti sottolineano che alcuni indicatori come i rapporti P/E medi dei principali indici tecnologici oggi sono inferiori a quelli raggiunti durante la bolla delle dot-com. Ciò significa che, pur essendoci entusiasmo, i mercati non sembrano essere nello stesso stato di irrazionale euforia che caratterizzò la fine del XX secolo. Un esempio tecnico rilevante riguarda la concentrazione di capitalizzazione: negli anni Novanta poche aziende guidavano l’intero indice Nasdaq, mentre oggi un numero ristretto di giganti tech (tra cui molte leader nell’AI) rappresenta una parte significativa degli indici di mercato. Questo aumenta la vulnerabilità dei mercati a correzioni se le performance di queste aziende dovessero rallentare.

Politica monetaria e condizioni macroeconomiche

Altro aspetto cruciale è l’ambiente macro e finanziario. Durante la bolla delle dot-com, la politica monetaria espansiva contribuì ad alimentare la speculazione, mentre oggi l’ambiente dei tassi d’interesse è cambiato, con banche centrali che hanno adottato politiche meno accomodanti, rendendo più costoso il finanziamento tramite debito. Questo potrebbe mitigare alcuni eccessi, ma allo stesso tempo può creare pressioni sulle aziende con elevati livelli di indebitamento collegati all’espansione delle tecnologie AI. Anche organismi internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (IMF) e la Bank of England hanno recentemente messo in guardia sui rischi di una possibile correzione dei mercati azionari dovuta alle valutazioni elevate legate all’AI, osservando come certi indicatori di mercato si avvicinino a livelli simili a quelli pre-bolla dot-com.

Caso studio: le startup AI vs le dot-com

Un altro elemento di confronto interessante è l’evoluzione delle startup. Nel 1999 molte aziende legate alle dot-com non avevano modelli di ricavi concreti, mentre oggi molte piccole realtà basate sull’AI rappresentano innovazioni genuine ma spesso ancora non generano profitti significativi. Questo crea una situazione mista: da un lato c’è innovazione reale, ma dall’altro una quota significativa di capitali che scommettono sul futuro piuttosto che sui risultati attuali. Ad esempio, alcune startup di generative AI hanno raccolto decine o centinaia di milioni di dollari prima di dimostrare la capacità di generare ricavi consistenti, una dinamica simile alla bolla dot-com quando aziende venivano finanziate per anni senza un prodotto monetizzabile.

In definitiva, il confronto tra la bolla delle dot-com e l’attuale boom dell’AI mostra somiglianze ma anche differenze strutturali fondamentali. La possibile “bolla AI” non è semplicemente una replica del passato, quanto piuttosto un fenomeno nuovo con dinamiche complesse, dove coesistono innovatrici applicazioni reali, livelli di investimento senza precedenti e segnali di speculazione potenzialmente rischiosi.

Da una parte l’AI, e noi di yes-web lo sappiamo molto bene, offre tecnologie che stanno già trasformando settori come cloud computing, automazione, servizi digitali e molti altri. Dall’altra, l’entusiasmo degli investitori e le valutazioni elevate richiedono un’analisi attenta dei fondamentali e una gestione prudente del rischio. Parte dell’euforia attuale potrebbe rivelarsi giustificata dal valore reale creato dall’AI, ma resta la possibilità di correzioni di mercato improvvise se le aspettative risultassero eccessive o se la redditività non dovesse seguire il ritmo degli investimenti.

Le fabbriche dei troll: la manipolazione dell’informazione

Hai mai incontrato un commento online così assurdo,un post così esagerato e fuori da ogni schema logico, da farti chiedere “ma come è possibile? È realmente così?” Ma soprattutto “c’è qualcuno che ci crederà?”. Ecco, visto che sicuramente ti è capitato, ti sei trovato davanti a un contenuto molto probabilmente ideato da una fabbrica di troll. Sembra una cosa paradossale, vero, ma per gli addetti ai lavori del web e, soprattutto, per chi lavora prevalentemente con i social media, non sono affatto una novità.

 

Cosa sono le fabbriche di troll?

Le troll farms non sono altro che organizzazioni che creano e diffondono intenzionalmente informazioni false o fuorvianti online, utilizzano account falsi sui social media e forum, col fine di manipolare l’opinione pubblica, seminare discordia e influenzare eventi politici, o almeno ci provano. Come già accennato il fenomeno non è nuovo e all’inizio sembrava essere di facile gestione, inoltre non si sapeva bene chi ci potesse essere dietro. Il primo esempio di troll farms riconosciuto è la famosa Internet Research Agency, del fu cuoco di Putin, Prigozhin, sita a San Pietroburgo. Questa agenzia filo governativa aveva (o ha) il compito di creare azioni di propaganda online, per conto di aziende russe e per gli interessi politici del Cremlino, anche utilizzando fake news atte a destabilizzare gli equilibri di altri territori o cercare di influenzare scelte politiche, soprattutto in occidente. Qui non ci soffermeremo su questi aspetti, ma cercheremo di fare capire come funzionano queste organizzazioni.

 

Come funzionano?

Il primo passo, naturalmente, è quello della creazione di contenuti: post, commenti e articoli falsi, spesso sfruttando temi caldi e polarizzanti, sono un punto di partenza perfetto per creare una fake news. Successivamente parte la fase della diffusione: attraverso una rete di account falsi, e di bot, si amplifica il messaggio e si simula un consenso popolare. Sui social i post maggiormente visualizzati compaiono sempre in cima, perciò in questo modo verranno raggiunti velocemente milioni di utenti che, solitamente, fanno ricerche su temi controversi. Quando la diffusione è massima il messaggio inizia a circolare, sempre più persone ci crederanno e lo scopo di manipolare l’opinione pubblica, cercando di influenzare le opinioni delle persone, polarizzare le discussioni e indebolire la fiducia nelle istituzioni, è raggiunto. Tutto questo moltiplicato per migliaia di post giornalieri. 

 

Perché esistono?

Le motivazioni possono essere diverse, e a volte mai del tutto chiare. Sicuramente l’idea di influenzare le elezioni, manipolando l’opinione pubblica per favorire un candidato o un partito, può essere plausibile, soprattutto in caso di candidati “comodi” per le politiche estere o molto vicini tra loro nei sondaggi. Ma lo scopo più plausibile è sicuramente quello di diffondere propaganda, promuovere una determinata ideologia o attaccare avversari politici scomodi. Un altro motivo a giustificare la loro esistenza potrebbe essere quello di provare a distrarre l’attenzione da problemi più importanti a favore di notizie più frivole, capaci comunque di esistere nel tempo e di coprire i fatti più importanti. 

 

Come riconoscerle?

Possiamo dire che qualche tempo fa le fake news erano più semplici da capire, spesso paradossali e mal fatte, e comunque venivano da profili tutti uguali e poco raffinati. Oggi, complice anche l’attenzione nel creare un profilo (ormai i profili fake sono uguali a quelli di qualunque famiglia tipo) e il crescente analfabetismo funzionale sempre più presente nel web, queste notizie riescono a diventare virali velocemente senza creare molti dubbi. Solitamente, però, usano un linguaggio aggressivo, polarizzante, emotivo e provocatorio. Inoltre ripetono sempre gli stessi messaggi, anche se non hanno senso, in maniera ciclica e agiscono in modo coordinato, come un esercito di bot. Quando lo stesso profilo argomenta in maniera sempre uguale, con messaggi copia incolla, ecco, quasi sicuramente quello sarà un profilo non reale. 

 

Come difendersi?

Oltre a esercitare il senso critico, sicuramente il primo passo per difendersi sarà quello di verificare le fonti: non credere a tutto ciò che leggi online, verifica sempre che le informazioni provengano da fonti affidabili, non farti influenzare dalle emozioni e pensa in modo critico e, nel caso, segnala i contenuti sospetti aiutando così a contrastare la disinformazione segnalando i contenuti falsi alle piattaforme social. Purtroppo, anche grazie ai nuovi servizi di AI, la possibilità di creare informazioni false, distorte o addirittura per scopi criminali, è diventata sempre più alta e frequente. 

 

Le fabbriche di troll rappresentano una minaccia per la democrazia e la libertà di espressione. È importante essere consapevoli di questa realtà e adottare comportamenti critici per non farsi manipolare. Ma c’è anche un altro problema, che riguarda più da vicino chi come noi di yes-web offre soluzioni web: il rischio che un bot usi un tuo post sui social per la sua propaganda. E questo è sicuramente il problema più importante per te, infatti se il tuo contenuto viene invaso da messaggi non coerenti, il rischio di cattiva pubblicità diventa concreto, oltre al danno economico per un eventuale sponsorizzazione che non ha avuto i giusti risultati. Per questo noi yes-web prestiamo un’attenzione maniacale per cercare di evitare qualunque azione che possa portare il tuo post a essere vittima di troll e bot.

Ma quanto sono buoni i cookies?

Ogni volta che apriamo un sito, che sia il nostro di yes-web, o un qualunque altro, immancabilmente ci accoglie il banner che ci chiede di accettare i cookie o meno.

Ma, cosa sono esattamente questi cookie e come vanno gestiti? 

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La normativa italiana è stata recentemente aggiornata nel giugno 2021, attraverso l’emanazione di nuove linee guida sui cookie e sugli altri sistemi di tracciamento.

 

Ma cosa deve fare un gestore di un sito per essere in linea con la legge e evitare sanzioni? 

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Noi di yes-web, come agenzia, dobbiamo essere sempre informati e precisi sugli obblighi di legge da rispettare quando si crea un contenuto sul web. La corretta gestione della privacy, del GDPR e l’introduzione di una banner cookie precisa e che rispetti tutti i contenuti che la legge individua, è ormai indispensabile non solo per non incorrere in sanzioni ma anche per dimostrare la nostra serietà verso i visitatori del nostro sito.

Una passeggiata nel metaverso

Sino a qualche mese fa il metaverso sembrava solo un’idea intrigante, ma oggi, piano piano, sta iniziando a diventare sempre più una realtà. Come sempre la tecnologia viaggia più veloce delle parole, e curiosando sul web possiamo iniziare a esplorare i primi metaversi. Vero, molti mondi sembrano ancora un pò da sgrezzare e migliorare graficamente, sono ancora distanti dalla realtà e non permettono ancora un integrazione con qualunque visore, però sono esempi interessanti di ciò che ci riserverà il futuro.

 

Noi di yes-web abbiamo deciso di esplorare, utilizzando la piattaforma Spatial, uno spazio del metaverso dedicato alla cultura, eventi, opere d’arte di nft, ecc…

Entrare nel metaverso di Spatial è semplice: l’applicazione è presente negli app store principali, oppure è visitabile da chrome, ed è totalmente gratuita, anche se c’è la possibilità di avere spazi più ricercati e controllabili a pagamento. 

 

Appena iscritti è possibile creare il nostro avatar al quale dobbiamo dare un nome. Attraverso la fotocamera è possibile dare le nostre sembianze all’avatar, anche se non sarà molto fedele a noi. Un rapido tutorial ci insegnerà a visitare questi mondi anche senza i visori dedicati. 

Purtroppo c’è una limitazione: senza accoppiare gli handset per il movimento non possiamo muoverci all’interno del metaverso con il visore, ma nonostante questo, l’esperienza, per quanto non totalmente coinvolgente, risulta interessante e fruibile comodamente.

 

Come detto, questo metaverso ospita soprattutto opere d’arte nft e si presta come spazio dove il mondo reale e quello virtuale si fondono e possono dialogare perfettamente tra loro. Le varie stanze sono organizzate dagli artisti che espongono, le opere si presentano davanti a noi con una buona risoluzione , possiamo muovere il nostro avatar per le sale, ed eventualmente dialogare con gli altri partecipanti alla visita.  Inoltre, attraverso indirizzi e contatti forniti dagli autori, possiamo acquistare queste opere come se fossimo in una reale galleria d’arte. 

 

L’esperienza di visualizzazione è buona e semplice, e alcune stanze sono veramente ben fatte e ricercate. Sia con i visori, sia senza, risulta molto facile visualizzare tutti gli elementi presenti, tanto quanto comunicare con gli altri visitatori. Naturalmente con i visori l’esperienza di visualizzazione migliora sensibilmente. In qualunque caso, comunque, la visualizzazione delle opere è chiara e dettagliata. Inoltre, anche se questa sembra una funzione a pagamento, possiamo anche organizzare presentazioni e conferenze, accoppiando le nostre hearset per comunicare comodamente come se fossimo in una grande riunione o presentazione. 

 

I mondi da visitare sono tantissimi, ogni giorno possiamo visitare gallerie di nuovi artisti, sempre più curate e fruibili, dove le opere proposte sono facilmente acquistabili. 

 

Ma le possibilità di fare tour virtuali saranno infinite e riguarderanno tutte le attività. 

È di questi giorni l’articolo che parla di un giovane italiano, Federico Buompane, che sta cercando, attraverso un crowdfunding, di aprire un emporio virtuale dove da tutto il mondo si potrà assistere alle lavorazioni del caffè della torrefazione di famiglia, la We Roast. Attraverso una blockchain dedicata potrà essere monitorato tutto il processo produttivo,  dalla semina, alla raccolta, sino alla vendita finale. 

 

Il metaverso ci regalerà sempre più sorprese e opportunità per il futuro. Il nostro mondo reale sarà sempre maggiormente interconnesso con la realtà virtuale e, grazie a device sempre più tecnologici, saremmo in grado di vivere mondi paralleli al nostro, ma anche mondi inventati, presenti, passati e futuri. Sicuramente il valore dell’esperienza diventerà sempre più grande. 

 

Oltre alle varie esperienze e utilità,  non dobbiamo dimenticarci della parte educativa. Infatti possiamo usare la realtà parallela del metaverso per simulare diverse situazioni, creare esperienze e apprendere più rapidamente i concetti che troviamo nei libri di scuola.

 

Noi di yes-web continueremo a esplorare sempre più questo nuovo modo di vivere il web, cercando sempre di capire appieno le potenzialità dei nuovi strumenti, per trovare, anche in questo caso, la migliore soluzione per il vostro business.

Non cadiamo in errore: La web reputation

Sino a qualche anno fa, col termine web reputation, si indicava quell’insieme di informazioni che costituiscono la reputazione online di una persona fisica o di un soggetto giuridico, come ad esempio un’attività commerciale o che offre dei servizi. 

 

Avere una buona reputazione online è sempre molto importante, anche se a diverso titolo, per tutti i soggetti presenti nel web. 

 

La web reputation incide inevitabilmente sulla nostra persona o attività: per questo bisogna sempre prestare la massima attenzione, soprattutto in questo periodo dove le recensioni online sono molto considerate dai possibili clienti, e soprattutto  nel caso di attività che sono presenti sul web, bisogna stare attenti a non creare dei feed negativi.

 

Lo stretto e indissolubile legame che si è venuto a formare tra il mondo digitale e quello fisico ci porta a sovrapporre la reputazione che ci si costruisce nel mondo reale a quella online, e viceversa.

 

Per tempo la web reputation è sempre stata considerata un problema riguardante più le persone fisiche che le attività; tutti ricordiamo come qualche assunzione sia stata condizionata dai profili sui social. Negli ultimi anni, grazie ai servizi di advisor, alla costante presenza sui social e alla grande diffusione di servizi come google my business, è diventato fondamentale per le attività diventare attrattive non solo per i clienti ma per tutti gli stakeholder

 

Purtroppo la stragrande maggioranza delle aziende non cura la propria web reputation in maniera sistematica, e non è nemmeno perfettamente consapevole dell’importanza della reputazione online del proprio brand.

Per questo motivo, le imprese tendono ad accorgersi dell’esistenza o della importanza di questa solamente quando hanno un problema da risolvere, come articoli diffamatori da rimuovere, notizie negative da cancellare, recensioni  che criticano i servizi o i prodotti, lamentele da parte dei clienti.

E invece la web reputation è l’immagine online del proprio marchio, un elemento fondamentale che dovrebbe avere la stessa importanza del piano marketing.

 

Il pilastro fondamentale per una buona web reputation è la creazione del contenuto; infatti una azienda non deve assolutamente rimanere ferma e silente, ma deve creare contenuto, parlare ed esprimersi. Una pratica fondamentale è quella di creare a ritmo costante del buon contenuto, attraverso il blog del sito, con dei contenuti sui social, con la creazione di foto e video, che diventeranno il reale fulcro della nostra reputazione in rete.

 

Naturalmente i contenuti devono essere ricercati e di qualità, non devono essere autoreferenziali ma di elevato valore, e realmente utili ai nostri clienti. Articoli, approfondimenti, report, studi di settore, testi e immagini sono il passo principale per conquistarsi una buona reputazione dimostrando coi fatti la vostra preparazione, serietà ed esperienza.

 

Come già accennato prima il contenuto, non è solamente testuale. Ogni articolo prodotto deve essere tradotto su più piattaforme: da un post sui social network, ad un podcast ad un piccolo video su YouTube.

Il fatto che i contenuti creati siano multicanale, e possano raggiungere le persone con più modalità possibili è importante tanto quanto il contenuto stesso. In questo caso infatti la distribuzione delle informazioni assume importanza e aumenta la valenza del messaggio.

 

Il risultato di tutto questo lavoro deve essere quello di produrre determinati risultati sui motori di ricerca in corrispondenza del proprio nome.

infatti la pagina dei risultati di google relativa al proprio marchio non può essere lasciata al caso, ma deve essere consapevolmente controllata e migliorata con la continua creazione e pubblicazione di contenuti di elevato valore e ottimizzati proprio in ottica SEO.

Questo è il campo del Content Marketing e della SEO, cioè quell’insieme di scienze e tecniche che sono esattamente concentrate sul creare contenuto ad alto valore e posizionarlo al meglio sui motori di ricerca.

 

E questa è anche la nostra mission. Infatti, yes-web, non solo offre la creazione di siti web, ma anche, e soprattutto, la parte di creazione e gestione di tutti i contenuti che  formano la web reputation. È un lavoro importante, che rende la vostra attività estremamente dinamica nel web, sempre presente tra i primi posti dei motori di ricerca principali e nelle bacheche dei social. 

 

Investire sulla propria reputazione, sulla propria immagine, è ormai fondamentale nel mondo di oggi, sempre più caratterizzato da interazioni e ricerche sul web che si ripercuotono nel mondo fisico. Offrire puntualmente contenuti di qualità è sempre più fondamentale per distinguersi dalla massa e raggiungere sempre più persone.