Looksmaxxing, quando Internet smette di aiutare e inizia a distruggere
Negli ultimi mesi, soprattutto tra TikTok, YouTube, Reddit e piattaforme di streaming più “libertine” nei controlli, una parola ha iniziato a comparire sempre più spesso nei contenuti rivolti ai ragazzi più giovani. Una parola che per molti adulti può sembrare quasi innocua, oppure semplicemente una nuova moda digitale, ma che in realtà nasconde un fenomeno molto più complesso e pericoloso. Questa parola è looksmaxxing. Dietro questo termine inglese si nasconde un’intera cultura online basata sull’idea di “massimizzare” il proprio aspetto fisico fino a trasformarlo in una vera ossessione. Non si parla semplicemente di allenarsi, curarsi o migliorare il proprio stile, cose che fanno parte della normalità e che possono anche essere positive. Il problema nasce quando il web trasforma il miglioramento personale in una corsa estrema verso standard fisici irrealistici, pseudoscientifici e spesso tossici, rivolti soprattutto a ragazzi molto giovani che stanno ancora costruendo la propria identità.
Il fenomeno non è nuovo, anche se prende linfa solo nell’ultimo periodo, e nasce anni fa all’interno di forum legati alla cultura incel e alla cosiddetta manosphere, ambienti digitali dove l’aspetto estetico viene trattato quasi come una formula matematica. Secondo queste community, il valore di una persona dipenderebbe principalmente dalla simmetria del viso, dalla linea mandibolare, dalla larghezza delle spalle, dall’altezza o perfino dall’inclinazione degli occhi. Nel tempo, questa visione si è spostata dai forum di nicchia ai social mainstream, entrando nei feed di milioni di adolescenti attraverso video brevi, livestream e creator diventati vere e proprie icone del movimento. Uno dei nomi più discussi è quello di Braden Peters, conosciuto online come Clavicular, influencer diventato simbolo estremo del looksmaxxing moderno. I suoi contenuti parlano di “ascensione estetica”, di “mogging”, di superiorità fisica e di tecniche sempre più estreme per modificare il proprio corpo.
Il problema è che, nel tempo, il fenomeno ha smesso di riguardare semplicemente skincare, palestra o postura, e alcuni creator hanno iniziato a promuovere pratiche rischiose come uso improprio di steroidi, iniezioni non controllate, abuso di sostanze dimagranti, restrizioni alimentari estreme e persino il cosiddetto “bone smashing“, cioè colpire volontariamente il proprio volto per alterarne la struttura ossea. Ed è qui il web mostra uno dei suoi lati peggiori. Questo avviene perché Internet ha una capacità incredibile di normalizzare qualsiasi cosa. Se un ragazzo vede ogni giorno contenuti che mostrano fisici “perfetti”, volti filtrati, confronti continui tra persone e linguaggi che classificano gli individui come “vincenti” o “subumani”, dopo un po’ quella narrativa smette di sembrare assurda e inizia a sembrare reale. È esattamente questo il rischio delle piattaforme moderne. Non tanto il singolo video, ma la ripetizione costante.
Molti esperti stanno iniziando a collegare il looksmaxxing a problemi concreti come dismorfia corporea, ansia sociale, depressione e disturbi alimentari nei ragazzi più giovani. Alcune ricerche recenti hanno analizzato migliaia di commenti presenti nelle community looksmaxxing, evidenziando come molti utenti vengano umiliati, spinti verso pratiche autolesionistiche o portati a credere che il proprio valore umano dipenda esclusivamente dall’aspetto estetico. Il punto centrale è che il web moderno vive di attenzione. Più un contenuto è estremo, più genera reazioni, commenti, condivisioni e quindi visibilità. Un creator che mostra semplicemente una routine equilibrata farà inevitabilmente meno numeri rispetto a chi propone trasformazioni assurde, linguaggi aggressivi o pratiche al limite del pericoloso. E gli algoritmi, purtroppo, tendono a premiare proprio ciò che trattiene maggiormente l’utente sullo schermo.
Per questo motivo il looksmaxxing non è soltanto una moda estetica. È un esempio perfetto di come il web possa deformare il concetto di crescita personale trasformandolo in ossessione, dipendenza psicologica e mercato. Perché dietro questi contenuti esiste anche un enorme business fatto di integratori, coaching online, corsi, consulenze estetiche, prodotti skincare venduti come “miracolosi”, sostanze acquistabili online e persino programmi personalizzati per “ascendere” esteticamente. Molti ragazzi finiscono per spendere soldi, tanti soldi molto spesso, inseguendo standard praticamente impossibili, alimentando un ciclo continuo di insicurezza e consumo.
Ed è qui che entra il vero tema. Il problema non è Internet in sé. Il problema è come viene usato. Il web è uno strumento potentissimo, può informare, educare, creare connessioni reali, aiutare aziende e persone a costruire qualcosa di concreto, oppure può diventare un gigantesco amplificatore di insicurezze, manipolazioni e contenuti tossici costruiti solo per ottenere visualizzazioni. La differenza la fanno la responsabilità, la comunicazione e soprattutto l’intenzione con cui si costruiscono i contenuti. Ed è esattamente qui che realtà come Yes-Web fanno la differenza. Perché comunicare online non significa semplicemente pubblicare qualcosa sperando che faccia numeri. Significa costruire contenuti che abbiano un valore reale per chi li legge. Significa usare il web per informare e non per sfruttare le fragilità delle persone.
Oggi tantissimi progetti digitali puntano tutto sullo shock, sull’eccesso e sull’algoritmo. Ma una comunicazione intelligente funziona in modo completamente diverso. Un sito ben costruito, una strategia social coerente, contenuti pensati per creare fiducia e autorevolezza non hanno bisogno di alimentare paure o ossessioni. Funzionano perché aiutano davvero le persone a capire qualcosa in più. Il caso looksmaxxing dimostra anche un’altra cosa importante. Il web non è più separato dalla realtà. Quello che succede online modifica concretamente il comportamento delle persone offline, soprattutto dei più giovani. Un video visto per curiosità può trasformarsi in un modello mentale, poi in un’abitudine e infine in un problema reale. Per questo motivo il tema della regolamentazione digitale sta diventando sempre più centrale. Non si parla di censura totale o controllo assoluto, ma di responsabilità.
Alcuni contenuti rivolti ai minori dovrebbero probabilmente essere gestiti in maniera molto più attenta, soprattutto quando promuovono pratiche rischiose o messaggi psicologicamente dannosi. Molte piattaforme stanno già iniziando a intervenire e alcuni account legati a pratiche estreme di looksmaxxing sono stati rimossi o limitati proprio per violazione delle linee guida sui contenuti pericolosi. Ma il problema resta enorme, perché la cultura che alimenta questi contenuti continua a diffondersi attraverso meme, linguaggi interni e nuove community che nascono continuamente. E forse il punto più inquietante è proprio questo. Il looksmaxxing vende una promessa impossibile. L’idea che esista una perfezione estetica raggiungibile e che, una volta ottenuta, possa automaticamente risolvere insicurezze, relazioni sociali e felicità personale. Ma il web reale funziona diversamente. Nessun filtro, nessuna mandibola perfetta e nessun algoritmo potranno mai sostituire identità, personalità e consapevolezza.
Alla fine, fenomeni come questo ci ricordano quanto sia importante imparare a usare Internet in modo critico, capire chi comunica davvero qualcosa di utile e chi invece sta semplicemente sfruttando debolezze emotive per ottenere attenzione o denaro. Il web può essere uno spazio straordinario, ma solo se costruito con responsabilità. Ed è proprio questa la differenza tra una comunicazione tossica e una comunicazione intelligente. Da una parte contenuti che alimentano insicurezze per generare dipendenza. Dall’altra realtà che cercano di creare valore, identità e presenza digitale concreta. Perché il problema non sarà mai la tecnologia. Il problema sarà sempre il modo in cui scegliamo di usarla.


